Il fatto in breve: Una donna è stata fermata alla guida della propria autovettura dagli Agenti di Polizia durante un controllo lungo la rete autostradale, risultando positiva all’alcoltest. All’atto della contestazione, la donna in preda ai fumi dell’alcol urlava contro gli Agenti frasi del tipo: «adesso basta non avete capito nulla, ho registrato tutto, adesso vi rovino io, non sapete con chi avete a che fare!».
Secondo la 6° Sezione Penale della Corte di Cassazione, (sentenza 28 settembre – 13 novembre 2017, n. 51687), il fatto non sussiste, pertanto ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte territoriale perché, come si legge in parte motiva: “le frasi sopra riportate e pronunciate dall’imputata all’indirizzo degli Agenti di Polizia […], atteso anche il contesto in cui le stesse sono state pronunciate (imputata risultata positiva all’alcoltest), risultano prive di concreta valenza intimidatoria e non possono di per sé integrare il reato contestato di cui all’art. 336 cod. pen.“.
In buona sostanza, secondo la Corte lo stato di ebrezza da un lato allenta i freni inibitori del soggetto, (ivi compreso il timore reverenziale verso l’Autorità), dall’altro lato rende lo stesso poco credibile. Per questo le stesse espressioni minacciose, di per sé gravi, risultano prive di quella pericolosità necessaria ai fini del perfezionamento del reato di cui all’art. 366 cod. pen..
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